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Pescara: viaggiando nel passato Comune di Pescara
Pescara: viaggiando nel passato

Giovani palazzi e sculture moderne, una tra le stazioni ferroviarie più avveniristiche d’Europa, un elegante porto turistico, tanti negozi e mille luci caratterizzano la Pescara dei nostri giorni, una città apparentemente senza passato… Ma proviamo ad immaginare con gli occhi di un viaggiatore di fine ‘700 quale scenario si aprisse approdando sulle coste pescaresi.

 

A cavallo del fiume Pescara si ergeva una bella Fortezza dai muraglioni robusti ed alti circa 8 metri che racchiudeva le due province di Castellammare e Pescara. Il nostro viandante, pagati i diritti al Marchese D’Avalos, poteva varcare la grande Porta Principale, trovandosi di fronte ad un modesto centro abitato da alcune migliaia di individui, residenti nelle 194 case in pietre e mattoni. Passeggiando per le vie del borgo avrebbe potuto visitare le chiese, i conventi ed i rispettabili monasteri per poi andare a curiosare nelle piccole botteghe artigianali ed infine rifocillarsi nelle pizzicherie. E se la giornata si fosse presentata particolarmente assolata? Quale ristoro dall’acqua gelata e dalle limonate vendute dal chiosco all’angolo! Per la preparazione dei sorbetti il “barman” Berardino, con il suo socio Felice, si serviva della neve che veniva prelevata direttamente dai monti dell’Appennino. Che dire poi della piacevole frescura e dell’inebriante profumo di resina che avrebbe potuto respirare attraverso la lussureggiante pineta! Attento però a non incorrere negli uomini di fiducia del marchese D’Avalos! E se fosse voluto rimanere una notte ancora perché affascinato da qualche bellezza locale? Avrebbe potuto pernottare in una delle locande del posto. Non dimentichiamoci che le donne più belle abitavano proprio i luoghi marittimi della grande provincia di Chieti (che allora comprendeva anche Pescara)! Una volta giorno, proseguendo la sua visita attraverso le campagne, egli si sarebbe reso conto che l’attività principale era, in effetti, quella agricola: Castellammare era coltivata a vigneti, uliveti ed alberi da frutta, mentre il territorio intorno a Pescara era lavorato a grano. La produzione agricola era tuttavia modesta a causa di una struttura feudale oppressiva. Ne derivava una circolazione di risorse limitata che alimentava un piccolo commercio interno, per lo più rivolto a soddisfare i fabbisogni dei militari della Fortezza. Guai a chiedere prestiti però per affrontare le spese del soggiorno! Il male dell’usura si era insinuato purtroppo negli istituti ecclesiastici, nelle confraternite ed anche tra i cittadini più abbienti. Le piccole dimensioni di Pescara, la sua dipendenza dalla capitale del Regno di Napoli, il gravoso sistema feudale, l’economia polarizzata intorno alla Fortezza costituivano tanti ostacoli all’attività privata, non offrendo molte alternative riguardo all’impiego della liquidità. Nel “censo” e nel mutuo si concentravano così gli investimenti dei privati cittadini, anche quelli meno facoltosi, i quali, appena venivano in possesso di un piccolo capitale, lo investivano nei contratti di prestito rendendo tale attività la più fiorente del periodo. Alla fine della visita, il nostro forestiero avrebbe potuto riprendere il suo cammino, chiedendo un passaggio ad una delle otto paranze che si preparavano a salpare. L’Adriatico però, non era certo la via più sicura da percorrere, a causa delle forti tempeste e dalle continue minacce rappresentate da scorribande di pirati e corsari. L’attività marittima era difficile e dura, portava mercanti e pescatori ad arrischiarsi nel mare quotidianamente, affrontando il pericolo delle incursioni, rischiando la carcerazione, violando le leggi e realizzando il contrabbando per sfuggire agli esosi dazi portuali. Salutando i nostri avi, il viandante si allontanava così dalle coste pescaresi. Egli lasciava alle sue spalle un piccolo paese di uomini forti e gentili, individui ai quali il sole aveva solcato ed indurito la pelle, abituati a lavorare alacremente nei campi o a prendere il largo tra i mille rischi del mare, a volte reduci da una dura giornata di fatiche, altre volte scampati a tempeste ed ancoraggi di fortuna; e ancora piccoli imprenditori, affittuari, allevatori, usurai, commercianti che cercavano di far tesoro dei loro proventi per alimentare l’intensa attività creditizia locale ed il piccolo traffico commerciale. Sarà proprio grazie a quei pochi capitali, accumulati con fatica, che si svilupperà lentamente una fiorente attività mercantile lungo tutta la costa adriatica.


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